di Samuel Cogliati Gorlier
• 4 aprile 2025 •
Non ho resistito alla tentazione di acquistare una bottiglia di un vino di cui conservavo dolci ricordi, cui pensavo spesso, ma non più assaggiato da forse vent’anni. Era un vino sfacciatamente economico a quei tempi, e anche oggi conserva un prezzo più che ragionevole.
Come era lecito temere, è stata una delusione. È difficile dire esattamente se siano cambiati i miei gusti, se io degusti meglio o peggio di allora, se il vino sia cambiato. È ovvio, istintivamente sono portato a credere che sia peggiorato il vino.
La mano del vinificatore, già un pochino invasiva all’epoca, sembra divenuta assai più tecnica, e il calice soffoca sotto il peso dell’anidride solforosa. Eppure si sente che sotto c’è qualcosa. Il vino ci prova, si dimena, annaspa, rilancia, tenta di abbozzare un sussulto, rantola, poi ci riprova ancora. Gli ho cambiato il calice, l’ho travasato più volte, ho lasciato che la temperatura si alzasse un poco. Ho aspettato. L’ho riassaggiato. Ho cambiato nuovamente bicchiere. Niente. Una materia c’è, ma è troppo malmenata.
Ho portato ancora pazienza, abbandonando volutamente il calice mezzo vuoto per quattro ore all’aria aperta. Poi l’ho riassaggiato. Un bianco a temperatura ambiente. E finalmente lui ha rialzato la testa. Ha tirato fuori la dignità che aveva ancora. Nonostante tutto. Era come se mi guardasse, con occhi un po’ supplici, ringraziandomi della fiducia, e mi dicesse: «Lo vedi che ci sono ancora?» Quante e quanti clienti però attenderanno quattro ore, prima di poter bere un vino bianco da 9,90 €?
Allora, un po’ preso da nostalgia e un po’ da una sorta di stizza, non riesco a trattenermi dal chiedermi perché. Anzi, lo chiedo al produttore. Anzi, ai molti produttori che mortificato così vini dei quali si avverte che sono prodotti con uve che hanno qualcosa da dire, originarie di territori dal sicuro, indubbio e storico potenziale qualitativo. Perché?
Lo capisco: la paura di smarcarsi, il timore del mercato, dei trasporti, di cattive condizioni di conservazione, il terrore del rifiuto, delle critiche, di non essere compresi. Ma è sufficiente per rispondere alla mia domanda? •
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